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Vittoria, 28 anni sposata con un bimbo di tre anni, è costretta a lasciare il lavoro che tanto le piaceva per seguire il proprio bambino, pressata dalle aspettative familiari sia del marito che della famiglia di provenienza. La profonda crisi di identità in cui cade intossica molto il rapporto con i familiari e con il bambino stesso. Un percorso di counseling preliminare la aiuta a individuare le altre motivazioni che l'hanno indotta ad abbandonare il lavoro e ad elaborare lo stato di passività sviluppato rispetto alla propria condizione di brava mamma, nonchè il senso di colpa derivante dai messaggi familiari.
La messa a fuoco del proprio reale desiderio di continuare a lavorare per "sentirsi viva, essere autonoma e essere più allegra e propositiva anche per il mio bambino" l'ha portata ad affermarsi in modo più assertivo nella propria famiglia e a scegliere di ricollocarsi nel mercato del lavoro. Alcuni incontri di coaching dedicati all'analisi dei propri punti di forza professionali e al loro possibile utilizzo in ambito lavorativo, la portano ad identificare alcune aree di orientamento professionale in equilibrio con le esigenze di accudimento e vicinanza con il piccolo, nel frattempo iscritto all'asilo. Con il lavoro, trovato vicino casa ancorchè a tempo determinato, Vittoria ha soprattutto trovato un nuovo livello qualitativo di autostima.