A passo d’uomo

passo2

di Giulia Fiore

Il mondo del lavoro particolarmente in questo periodo ci presenta molte situazioni di disagio e capita di  entrare in contatto con persone preoccupate, talvolta disperate, spessissimo arrabbiate, per le difficoltà del momento e per l’assenza di prospettive; prima ancora della ricerca di soluzioni concrete i primi interrogativi che emergono in questi casi riguardano la nostra capacità di rispondere a domande importanti: “quali sono le parole giuste per dare una forma a questa sofferenza?”,  “come si può dar voce alla comprensione e alla accoglienza di questa difficoltà?”.

A volte la semplice la narrazione può non essere sufficiente perché rischia di appiattire i sentimenti e le emozioni in una sequenza di fatti e di conseguenze logiche o illogiche.

La poesia può aiutarci: tramite essa si riesce infatti da sempre a dar voce al sentire umano, a sollecitare le emozioni più profonde e a far risuonare frasi e pensieri che in modo del tutto non razionale regalano consapevolezza, offrono semplicemente vicinanza,  a volte addirittura diventano  cura.

In questi termini l’ultimo bellissimo disco di Francesco De Gregori “Sulla strada” può essere considerato una poesia. Ascoltandone le canzoni matura innanzitutto un pensiero di gratitudine; i versi musicati  “entrano” infatti in sintonia con le emozioni riuscendo a far intuire  ciò che da soli è difficile mettere a fuoco.

E siccome il bello della poesia è che può essere liberamente interpretata, eccone un tentativo di lettura proprio per chi vive la fatica di vivere “dentro” al proprio lavoro

Probabilmente dev’essere strada la vita lavorata per il tempo e il denaro e la casa costruita”: la prima canzone “sulla strada” offre la dimensione del percorso lavorativo che si modifica continuamente e cambia paesaggio e va guardato, vissuto, elaborato in modo dinamico e con un pizzico di fiducia perché “.. da qui non si vede granché  ma dev’essere strada”.

Percorrere il cammino, andando nella vita a passo d’uomo “perché altra misura non conosco, altra parola non sono”; pur introducendo alla fatica e alla solitudine del vivere, la canzone “A passo d’uomo” regala il permesso di uno sguardo compassionevole e dolce verso noi stessi e la nostra condizione umana. Sappiamo quanto possono essere consolatorie le parole di accoglienza che riusciamo a dare innanzitutto a noi stessi rispetto al giudizio e allo stress cui veniamo sottoposti anche nei luoghi di lavoro e come la fedeltà ai nostri valori possa rinforzarci in dignità e autostima, aiutandoci a individuare e rinsaldare le nostre priorità: “povero cuore con la mano sul cuore, giuro, che mai non ti vedrò accompagnare il male e voltare la testa e piegare la schiena abbassare la testa e abbandonare la scena”

E con una metafora un po’ più ardita la canzone “La guerra” può richiamare le tante battaglie che nei luoghi di lavoro si stanno facendo per razionalizzare, esodare, ottimizzare  rendendo gli ex colleghi “nemici” tra di loro secondo la logica della mors tua, vita mea.

Abbiamo preso la campagna  abbiamo perso la città, abbiamo preso l’innocenza,  abbiamo perso la pietà…  Per essere partiti chi ci ringrazierà, per esserci salvati chi ci perdonerà”: in questi versi si coglie il dramma della perdita che accomuna tutti, vincitori e vinti, secondo cui nessuno può avere un degno riconoscimento.

Eppure in tutto ciò, il ritmo  allegro dedicato alla giovinezza, alla “Ragazza del 95” , appella alla speranza nel futuro, perché “oggi penso che il futuro sia un dovere, il ministero della speranza ha detto che si può sperare oggi è un giorno perfetto per volare oggi è un giorno che c’è tutto da capire”, richiamandoci quasi  alla nostra responsabilità di fronte alla bellezza e alle energie vitali che ci vengono regalate dalle generazioni che ci seguono.

Insomma, citando un altro cantautore italiano è il caso di dire che non sono solo canzonette; al contrario certe canzoni ci interpretano meglio e più di tante analisi e discorsi.

Possiamo donarcele per massaggiarci un po’ l’animo o lenire qualche dolore sempre con leggerezza, un pizzico di poesia e magari riuscendo a sgombrare le ombre della mente con un bel canto liberatorio!

Ascolta  Sulla Strada – F. De Gregori – 2012 (EDEL)

Facebooktwitterlinkedin

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *