Buoni propositi

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di Luciana Zanon

L’inizio dell’anno è da sempre il momento dei buoni propositi. Questa breve lettura può essere un bello spunto.

I CINQUE PIU’ GRANDI RIMPIANTI

Bronnie Ware è un’infermiera australiana specializzata nell’assistenza ai malati terminali. Lavorando con molte persone che ha accompagnato verso la morte ha permesso alla Ware di raccogliere molte confidenze sui tipici rimpianti che si provano quando si guarda indietro alla propria vita. Dal suo blog “Inspiration and Chai” è nato un libro, “Top Five Regrets of Dying”, nel quale si racconta appunto i cinque più ricorrenti rimpianti delle persone che stanno per morire. Il primo è “non aver seguito i miei veri desideri”. La maggior parte dei pazienti di Bronnies Ware confidavano la tristezza di non aver neanche realizzato la metà dei propri sogni, appena esprimevano un giudizio complessivo su quanto fatto nella propria vita. Il secondo più grosso rimpianto, molto diffuso tra gli uomini, è l’aver lavorato troppo, essere stati per troppo poco tempo con la propria famiglia e con i propri affetti. Il terzo rimpianto è invece non aver sempre espresso i propri sentimenti, non aver avuto il coraggio di dire ciò che si provava. Un rimpianto che vale sia per la vita sentimentale che per l’esistenza quotidiana, soprattutto l’aver evitato di dire cose spiacevoli per provocare conflitti ha prodotto poi amarezza se non vere e proprie malattie negli anni successivi. Il quarto rimpianto è la perdita delle amicizie, ovvero aver smarrito i contatti con tante, troppe persone care a causa di una vita stressante. L’ultimo rimpianto, il quinto, della lista dell’infermiera australiana è invece rivolto a se stessi. Troppo spesso le persone cercano l’approvazione negli altri, invece che trovare la propria felicità nelle proprie inclinazioni.

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Dirigenti disperati e giovani disorientati

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Il numero di novembre de “L’impresa”, rivista del Sole 24 ore, ha dedicato un dossier al coaching a cura di Emanuela Dini.

Anche Luciana è stata intervistata e riportiamo nel nostro blog il pezzo che riguarda 3Coaching.

E che i dirigenti siano disperati, ma anche speranzosi, lo conferma Luciana Zanon, di 3coaching, società di coaching e counseling per le persone e per l’impresa. «Le difficoltà lavorative li obbliga a rivedersi e ripensarsi, imparano a conoscersi e uscire dalle gabbie di ruoli precedenti. Chi è capace di sganciarsi dalla vecchia “vita di prima” ne esce meglio, così come sono avvantaggiati quelli che hanno cambiato spesso azienda, nazione, ambiente di lavoro». Ma l’attenzione di 3coaching è rivolta anche ai giovani, per aiutarli a muoversi in un mercato del lavoro che non sarà mai più come quello dei genitori «Li aiutiamo a orientarsi in un mondo del lavoro mutevole, a pensare che non avranno il “posto fisso”, insegniamo a patrimonializzare anche le esperienze brevi, a disegnare una nuova idea di professione e di futuro, li alleniamo ad affrontare il cambiamento, a viverlo come un’opportunità e non come una precarietà, senza perdere identità né radici».

“Cambiare tutto per non cambiare nulla” o…?

di Giulia Fiore

E’ il giovane Tancredi nel romanzo Il Gattopardo a pronunciare questa famosa frase che esprime un paradosso riferito ai cambiamenti politici e sociali del tempo (e ahimè non solo di quel tempo) ma che può rappresentare la naturale contraddizione della natura e del sentire umano.

Alla nostra insoddisfazione, stanchezza e senso di inadeguatezza tendiamo a cercare responsabilità esterne e quindi a pensare a soluzioni, talvolta anche radicali, volte a modificare o a cambiare solamente il contesto fuori da noi e l’ambiente in cui viviamo.

E, soprattutto nell’ultimo periodo, ecco un fiorire di consigli, libri, blog e portali che invitano mollare la propria vecchia vita e lavoro, a trasferirsi altrove, a cercare nuove relazioni lasciandosi alle spalle la propria storia.

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