Scegliere o subire la propria storia professionale? Cercare nel passato per costruire il futuro

di Luciana Zanon

Che ci piaccia o no il lavoro si sta trasformando sempre di più da occupazione di lungo periodo a una serie di ‘incarichi temporanei’ e questo non ha che fare solo con la crisi economica.

Già lo stiamo sperimentando ma possiamo facilmente immaginare che sempre più le persone nel corso della loro vita avranno numerose e diverse carriere e il rapporto lavorativo sarà sempre meno legato ad una sola organizzazione.

Non solo, i rapidi cambiamenti faranno sì che gli individui si troveranno a vivere più volte momenti di non occupazione fra un lavoro e un altro, con tutto il carico di frustrazioni o di possibilità che questo comporta.

Per l’individuo il continuo cambiamento di ruoli e di prospettive non è di per sé né un bene né un male, sicuramente però  richiede molta energia e fiducia in se stessi. Richiede la capacità di costruire la propria storia professionale, di saper integrare esperienze diverse, di dare significato anche a momenti apparentemente inutili come la disoccupazione.

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‘Coltiviamo’ i nostri neuroni empatici!

di Valeria Bonghi

Sappiamo quanto sia importante l’empatia nella nostra vita quotidiana e quanto questa possa esserci utile per migliorare il nostro benessere sociale. Ma, come nasce l’empatia tra le persone? Perchè con alcune persone ci si trova in sintonia e con altre no? E’ possibile che ci sia qualcosa nel nostro organismo che produca e regoli l’empatia? Possiamo diventare più empatici?

Leggiamo con grande interesse dei “neuroni a specchio” scoperti nei primi anni Novanta da un gruppo dell’Università di Parma guidato da un celebre neurofisiologo.

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Consigli per staccare cercasi :-)

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di Luciana Zanon

Come per la terra dopo la semina, la coltivazione e il raccolto, anche il nostro cervello ha bisogno di riposo in preparazione alla nuova stagione. Ma se per la terra il riposo è relativamente semplice (basta non farci niente) per il cervello non è esattamente così: anche a non far niente quello continua a lavorare.

E così anche se siamo in vacanza non sempre si riesce a staccare, i primi giorni continuiamo ad avere gli stessi ritmi sveglia/sonno, a controllare le mail che arrivano e a spedirne in risposta, perfino di notte – nel sogno – qualcuno dei cervelli più laboriosi, continua ad organizzare attività; con il bel risultato che ci si stanca belli sfiniti ?

Se poi per sfortuna le vacanze sono brevi, appena cominciamo a rilassarci è già tempo di rientrare, ovviamente senza esserci riposati a sufficienza.

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